IIS “LEONARDO DA VINCI” - Maccarese Fiumicino -  Sapere i sapori 2015
Alimentazione e salute  a cura della classe 2 F Liceo Scientifico
I CANONI DI BELLEZZA NELLA STORIA Migliorati Daniele, Cartelli Salvatore, Berneron Axel, De Venuto Adriano, Zampetti Andrea, Logiurato Andrea Ciao ragazzi siamo la classe IIF dell’iis Leonardo Da Vinci di Maccarese! Oggi vi mostreremo i canoni di bellezza dal mondo antico sino ad oggi, sotto di me c’è una linea del tempo sulla quale sono segnate le epoche più importanti della storia. Ma cominciamo analizzando i canoni di bellezza nella preistoria. Preistoria: Da quando nacque l’arte gli uomini cercarono delle forme e misure ideali da attribuire alle figure da creare. In epoca preistorica abbiamo molte rappresentazioni della Venere primitiva, in genere statuette, dove il volto della donna era appena abbozzato, mentre le forme tipiche della femminilità, il seno e soprattutto i fianchi ed il ventre, erano esageratamente evidenziati, e quindi rigonfi, per valorizzare essenzialmente la funzione materna della donna. Le donne primitive di norma avevano pochi figli, per varie ragioni, tra cui l’altissimo tasso di mortalità infantile. Inoltre nella preistoria, l’alimentazione dei primi ominidi era piuttosto frugale, basata principalmente sull’apporto proteico. Considerando che questi percorrevano a piedi lunghe distanze, l’accumulazione di grasso superfluo era quasi inesistente. Ed ora ragazzi passiamo all’antica Grecia, nella quale i greci tenevano molto all’aspetto estetico della propria persona. Grecia Il primo a giungere alla creazione di un canone di bellezza fu lo scultore greco del primo periodo classico Policleto Di Argo (V sec. a.C.) che, dopo aver preso le misure di diverse parti del corpo ad un certo numero di uomini, arrivò a definire delle misure medie, imponendole come ideali. Policleto scolpisce dunque un corpo ideale, ma possibile, le cui proporzioni sarebbero desunte dalla natura. Dopo questi studi Policleto scrive un trattato (Il Canone, dal greco kanon cioè “regola” in cui descrive le perfette proporzioni del corpo umano), oggi perduto. Da questa maniera di rappresentare l’uomo ideale si può comprendere cosa si intendeva per idealizzazione nell’arte greca: da momento che ogni individuo presenta misure diverse rispetto a quelle di un altro e che non si può decidere quali siano quelle giuste, l’artista greco stabilisce una media fra le diverse misure che gli individui presentano, creando così un umanità ideale e perfetta. La stessa che ancora oggi ricerchiamo con l’ausilio di diete, attività sportiva e chirurgia estetica! Il corpo femminile, visto attraverso l’arte greca, è un corpo di grande bellezza e armonia, le cui proporzioni ottimali ne fanno ancora oggi un ideale di perfezione. Il fisico femminile più apprezzato è morbido e formoso, con fianchi larghi, seno e glutei non troppo pronunciati, ma rotondi e sodi. Il corpo femminile perfetto viene studiato ed immortalato dallo scultore Prassitele (attiva tra il 370 ed il 330 a.C.) nella celebre statua dell’Afrodite Di Cnido. La donna spartana era una sportiva: si esercitava nella ginnastica, nella corsa, nella lotta, nel lancio del giavellotto; gli altri greci potevano scherzare su queste usanze e trarne addirittura lo spunto per una scenetta comica. L’educazione atletica delle donne spartane era un fatto molto serio, che integrava la donna negli ideali riconosciuti dall’intera comunità degli spartani. Sappiamo infatti che l’ideale della bellezza era molto vivo tra i cittadini spartani per  generare bambini sani, destinati a diventare guerrieri forti e coraggiosi, si diceva, che le donne avessero a loro volta un corpo robusto, elastico e ben allenato. L’addestramento atletico delle donne aveva inoltre importanti conseguenze psicologiche. Adesso vedremo l’epoca che diede inizio alle problematiche relative all’aspetto estetico: l’epoca dell’Impero Romano. Impero Romano Durante l’apice dell’Impero Romano c’era una stridente differenza tra la popolazione che aveva cibo insufficiente e quella che ne aveva in “surplus”. È interessante accennare ai banchetti della nobiltà romana, che con il passare degli anni, e con l’ingrandirsi dell’Impero, diventavano sempre più sfarzosi e con dozzine di pietanze sempre più esotiche e particolari. La pratica alimentare perdeva il suo fine nutritivo sostituito in toto da quello voluttuoso; uomini patrizi in buona salute praticavano pattern di iperalimentazione fino alla saturazione seguiti da vomito in un apposito settore detto “vomitorium”, per poi, una volta svuotato lo stomaco, potersi di nuovo lasciar andare ad altre ingordigie alimentari. Tuttavia anche tra gli antichi romani la dieta era una pratica adottata sia per ragioni estetiche che salutari: serviva per purificare il corpo dalla tossicità di certi alimenti e per portarlo ad un restituito ad integrum. Tra gli scritti di Ippocrate figura anche un trattato sulla dietetica, consigliata  sia per scopi preventivi che terapeutici e secondo Plinio il Vecchio alcuni medici prescrivevano ai malati diete così rigide da farli quasi morire di fame mentre altri tendevano a rimpinzare di cibo i loro pazienti. Vi era poi chi digiunava per motivi spirituali; gli aderenti alla corrente dello Gnosticismo, sviluppatasi verso il II ed il III sec. d.C. consideravano tutto il mondo materiale corrotto e praticavano l’ascetismo, con astensione quasi totale dal cibo e dai beni terreni. Ed ora andremo ad analizzare un epoca buia dal punto di vista culturale ma che contribuì alla formazione dell’Europa moderna: il Medioevo. Il Medioevo In quest’epoca la bellezza fisica venne considerata dominio del Maligno: pertanto  era rappresentata solo come attributo della Madonna e dei santi. In particolare la bellezza maschile non era attributo valorizzato come nel periodo classico. Il corpo viene nascosto da strati di abiti, ampiamente panneggiati quasi a celarne la vera forma. Sono rappresentati nudi solamente Adamo ed Eva o il Cristo in croce i cui corpi esprimono la sofferenza legata al peccato. Dopo il Medioevo ci fu una ripresa generale che determinò uno sviluppo culturale e sociale: questo periodo viene chiamato Rinascimento. Rinascimento I canoni della bellezza femminile cambiano radicalmente: dallo stereotipo medioevale della donna acqua e sapone, dal fisico adolescenziale, sottile, con i fianchi stretti e seno piccolo, si ritorna al modello di bellezza delle veneri greche, dalle forme rotondeggianti, fianchi larghi, ventre pronunciato, seno abbondante e incarnato pallido, così come appare nel dipinto di Tiziano “Venere Allo Specchio” (1555). << La bellezza è il dono più grande concesso da Dio all’umana creatura, poiché grazie alla bellezza eleviamo lo spirito alla contemplazione….>> ( Agnolo Fiorenzuola, 1578). Nel periodo rinascimentale si ebbe la scoperta del corpo come oggetto positivo, incentrato soprattutto sulla donna, che appare florida e portatrice di gioia, ispiratrice dell’amor cortese. Il maschio è rappresentato solitamente in maniera più realistica, meno idealizzata: infatti la ritrattistica ebbe una decisa ripresa. Il dipinto che meglio traduce l’ideale rinascimentale della bellezza femminile è “Venere e Marte” (1482) di Botticelli: Venere, la Dea dell’amore, si trova di fronte al suo amante Marte, Dio della guerra, che si è addormentato presumibilmente dopo aver fatto l’amore con lei. La donna che Botticelli ha dipinto non si basa su un modello, ma è la personificazione della bellezza come lui la percepisce. Questa figura idealizzata rispecchia tutti i canoni estetici della bellezza femminile nel Rinascimento: la fronte alta, il mento ben definito, la pelle pallida, i capelli biondi, le sopracciglia alte e delicate, naso forte, la bocca stretta e le labbra carnose. Il corpo presenta forme pronunciate: ampio seno, addome arrotondato e fianchi larghi. Ed ora, ciò che ci divide dall’ultima tappa del nostro viaggio è l’800. ‘800 Il proibito della ricca signora borghese ha forme morbide, spalle rotonde e piene di schiena pesante, mani piccole e paffute, volto tranquillo e sorridente: senza nulla di mascolino , è il ritratto della femminilità e della salute. La sua bellezza  risiede soprattutto nelle marcate rotondità, simbolo di benessere sociale e di maternità riuscita. La sensualità è rigorosamente controllata: gli abiti sono lunghi e strati di biancheria nascondono il corpo. Il busto è una corazza che deve assicurare il vitino a vespa, anche a prezzo di dolori e svenimenti. Il trucco del viso viene abolito perché associato a prostitute ed attrici; la pelle, che per essere giovane e sana  deve essere rigorosamente bianca, viene protetta dagli effetto nefasti del sole con velette e ombrellini. La signora borghese, positiva, pratica ed efficiente, è il perno della famiglia; la sua bellezza è un dovere, un riconoscimento del successo economico del marito. La donna della Belle Epoque ha una linea sinuosa e slanciata dalla tipica forma ad “S”: vita minuscola, seno spinto innaturalmente in avanti grazie ad un nuovo modello di busto che appiattisce il ventre, evidenzia i fianchi, ingrandisce la schiena e spinge indietro il bacino, arcuando il corpo posteriormente e conferendo alla donna un profilo rigido e sinuoso. Ad accentuare la figura ad “S” contribuiscono gli abiti, che fasciano i fianchi, aderiscono in vita e si allargano in fondo, mentre i corpini, arricchiti da audaci e profonde scollature, si gonfiano sul decolletè, rendendo omaggio alla femminilità della donna. Alla diffusione della nuova estetica femminile  concorre in misura notevole la pubblicità, con i primi manifesti e le prime immagini commerciali. Esempi famosi sono le ballerine, le cocottes e le signore immortalate nei manifesti di Toulouse Lautrec e di Leonetto Cappiello, icone di un’estetica femminile tipicamente Belle Epoque. Finalmente l’ultima tappa del nostro viaggio: il ‘900 e l’età contemporanea. ‘900 Il fervore ottimistico di inizio secolo viene rapidamente spazzato via dallo scoppio della I Guerra Mondiale, che porta distruzione e morte in gran parte dell’Europa e segna il temporaneo declino dell’ideale estetico improntato all’estrema femminilità ed eleganza affermatosi ai primi del Novecento. Completamente abbandonata la cura del corpo, la donna non si preoccupa della’aspetto esteriore e tende ad assumere caratteri androgini. Dopo il periodo di privazione della guerra l’ideale di bellezza femminile cambia radicalmente: cade il mito della donna fatale e si afferma la garconne, cosiddetta dalla foggia dei capelli, che, per la prima volta nella storia, vengono tagliati corti, alla maschietta. Ora la donna, come un’eterna adolescente, deve avere seno e vita inesistenti e fianchi stretti. Lo stereotipo della bellezza femminile ha una silhouette tabulare e forme stilizzate, tendenti alla bidimensionalità e all’essenzialità: corpo asciutto, magro, con caratteri androgini, asessuato. La donna ora conduce una vita più dinamica e comincia a praticare sport, sia per il benessere fisico che per migliorare l’aspetto. Se fino a questo momento nei canoni di bellezza femminile erano banditi i muscoli, indice di mascolinità o di lavoro manuale, e le forme dovevano essere morbide e rotonde, adesso anche nelle donne si comincia ad apprezzare il fisico atletico. Il regime fascista dedica al corpo della donna un’attenzione precisa e sistematica, tanto che si può parlare di una vera e propria politica del corpo. Il regime impone l’omologazione del modello femminile: la donna italiana deve avere forme prosperose e fianchi ampi, ed essere forte e robusta; solo così sarà una vera madre ed una buona moglie, in grado cioè di occuparsi della casa e della famiglia. Gli anni Quaranta sono un periodo di crisi e di grandi ristrettezze: si esce dalla Grande Depressione e si entra nella Seconda Guerra Mondiale, quindi il clima è di estrema austerità, anche in campo estetico. Lo stereotipo femminile è quello della donna più in carne, evidente reazione alla cronica carenza di cibo che caratterizza questo periodo. Durante la guerra iniziano a comparire su molte riviste degli USA le prime pin-up, ragazze solitamente procaci e ammiccanti. È proprio durante gli anni Quaranta che la donna raggiunge il top della femminilità e della sensualità. Dalla fine della guerra si ritorna, abbastanza prevedibilmente, alla procacità e alla sensualità esplicite, evidente indizio della voglia di tornare al benessere. La donna ideale ha fianchi tondi, seno esplosivo, gambe ben tornite: una donna in carne, che non si preoccupa delle diete o della cellulite e che rappresenta la speranza dopo la fame della guerra. È l’epoca delle “maggiorate”, il cui corpo è metafora del sogno di opulenza che vive l’Europa e che si tradurrà nel boom economico. Le misure seno-vita-fianchi sono 90-60- 90 rappresentano la formula di bellezza degli anni Cinquanta: gambe lunghe, bellissimi fianchi e vita sottilissima sono modello a cui ambisce ogni ragazza. A partire dal secondo dopoguerra è il cinema, soprattutto quello americano, a proporre i nuovi canoni estetici: le vamp biondo platino, tutte le superdotate, sono ispiratrici della moda, del look, dello stile di vita di donne di ogni ceto sociale. Negli anni Sessanta si diffonde la cultura dello sport e il fisico femminile da morbido e robusto diventa tonico e scattante. La donna moderna ora è giovane , un’eterna adolescente, allegra, spensierata, che non vuole più curarsi di apparire perfetta in società, ma che vuole stare al passo con i tempi, con le nuove forme artistiche; una ragazza agile e filiforme, di nuovo come la flapper degli anni Venti. Gli anni Ottanta vedono un rinnovato amore per le forme: ritornano le canoniche misure 90-60-90 e si ha un nuovo boom di seni esuberanti e di curve procaci, ancora una volta abbinati al vitino sottile. Tutte le icone cinematografiche e televisive assomigliano ala statuaria Barbie: seno prosperoso, gambe slanciate, vitino di vespa, ventre piatto e sguardo ammaliante. Dopo la parentesi degli anni Ottanta, che hanno rivalutato la donna formosa, a partire dagli inizi degli anni Novanta il modello della pin-up viene di nuovo archiviato e si afferma un nuovo trend, destinato in breve tempo ad offuscare le bellezze dell’epoca e che rimarrà in auge fino al primo decennio del XXI secolo. Si afferma la magrezza femminile come ideale sia estetico che morale poiché al corpo esile e scattante vengono attribuiti valori quali ambizione, organizzazione, potere, autoaffermazione sociale. È a partire dal terzo millennio che la bellezza diventa sinonimo di magrezza e le donne aspirano ad essere sempre più leggere e androgine. Ciò che più caratterizza la nostra era è l’attenzione quasi morbosa al corpo: è il corpo al centro dell’interesse e non la persona; non conta tanto essere quanto apparire, all’essenza viene sostituita l’apparenza, alla spontaneità il controllo.
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